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’nuff said.

Morte di un connesso Venditore.

Chiediamo scusa a chi si è stufato di leggere di Steve Jobs, ma mettetevi nei nostri panni, anche noi vogliamo ringraziare l’uomo che ha visto quanto deprimente sarebbe stato il nostro futuro e ha capito che per renderlo migliore bastava farci fessi.

Di grandi intuizioni ne ha avute parecchie, il grande Steve, la maggior parte delle quali riguardavano il miglioramento e il restyling di prodotti già inventati da altri. Fino a qui niente di nuovo, in fondo.

Il suo vero colpo di genio, da ex fricchettone convertito al rampantismo reaganiano anni ’80, fu capire che le masse, soprattutto quelle benestanti e benpensanti, si erano perse gli ideali per strada ed erano pronte a pagare per averne di nuovi, in forma solida, da sbattere in faccia agli sfigati che non potevano permetterseli, gli ideali.

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La mia decima volta.

Quando ti ci ritrovi per la decima volta, capisci alcune cose.

Capisci ad esempio che molti dei propositi che si fanno servono solo a sentirsi migliori di come si è realmente. Più razionali. Più adulti.

In fondo per molti anni non è che abbia preteso chissà che. Mi proponevo solo di morire un po' più saggio di come ero nato.
Un traguardo apparentemente non troppo impegnativo, si dirà. Condivisibile, persino.

E sì che ne ho fatti di tentativi.

Ho cercato di crescere, di mettere la testa a posto, di sviluppare delle qualità minime.
Ho tentato di evolvermi, modificarmi, imparare dai miei errori.
Ho letto libri ed ho viaggiato per quanto potevo.
Mi sono fatto domande, ho approfondito i temi, ho interrogato chi sapeva di più.
Ho trovato un lavoro fisso, mi sono sposato.

Tutte le volte che intanto ci ricascavo mi dicevo serio: "OK, questa è quella giusta. Questa è l'ultima".

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“E ciò che è bene, Fedro…”

"… e ciò che non è bene – dobbiamo forse chiedere ad altri di dirci queste cose?"

Ci sono alcuni libri che ho letto due volte. Non sono molti ma serve comunque più di una mano per contarli. C'è poi un solo libro che posso dire di aver letto ben tre volte: è Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, di Robert Pirsig.

La prima volta fu quando ero un ragazzino. Rimasi affascinato dalla parte della manutenzione e non capii nulla della parte filosofica, per me troppo astrusa.

La seconda volta fu una decina di anni dopo, perchè l'idea che un libro così bello l'avessi capito solo a metà mi infastidiva. Grazie alla maggior maturità, pazienza e dedizione capii anche la seconda parte, bella almeno quanto la prima.

Ora l'ho riletto e l'impressione è di aver raggiunto un terzo livello di comprensione. Forse è perché non sono più la persona che ero anni fa; forse perchè ora chiedo altro alla vita… o semplicemente perché è in arrivo una nuova moto!

Un’esondazione di Voltagabbana

Diciamolo per tempo: avremo un’altra occasione da lasciarci sfuggire. Capiterà al termine della storia politica del nostro attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, quando il Titanic ch’egli ha comandato per anni cozzerà inesorabilmente contro il freddo iceberg della sua vecchiaia (a patto che qualche scialuppa non lo recuperi all’ultimo istante – ma in quel caso ci auguriamo si tratterà della barca di Caronte).

“Ho ancora il 60% dei consensi!”, rivendica il Premier. Virgola quattro, Silvio, sennò non ti credono. E infatti qualcuno s’è accorto del pericolo: alcuni topi già abbandonano la cambusa della nave da crociera del Sultano, che comincia ad avere qualche falla ed è destinata ad affondare. Ma è solo l’inizio poiché tanti ne seguiranno, ci vorrà del tempo (pensate che ancor oggi molti imbastiscono manifestazioni pro-Berlusconi. Ottime occasioni, per beccarli tutti assieme).

Bene, il nostro giudizio è questo: non si dovrebbe permettere a nessuno di questi ratti di saltare su di una nuova nave. Non alle pantegane (i servi istituzionali e mediatici del Sultano), e solo parzialmente ai topini (i semplici elettori di Berlusconi), dei quali si potrà tranquillamente incamerare il voto lasciandoli però ai margini delle decisioni (tanto si accontentano già ora d’esser trattati così, non si vede perché concedere loro altro).

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Verba Manent

Niente avvicina le persone più velocemente e intimamente -per quanto in maniera limitata e precaria nel tempo- della consapevolezza di condividere un nemico.

    — Elif Shakaf