Roma, 1 maggio 1945.

Elsa MoranteMussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.
Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbero meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935), la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.

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Where’s the gravity?

The Knack.

Il primo orologio me lo regalò il babbo che avevo sei anni.
Unicum si chiamava. A me pareva bello. Io ero piccolo.
Aveva le lancette dorate e la cassa di latta.
Funzionava.
Io lo attaccavo alle orecchie e lui faceva Tic-Tac.
Mica sempre però. Qualche volta faceva Tic.
Poi stava a pensarci un momento. Poi faceva Tac.
E se magnava un'ora al giorno.
Imparai pure a leggere le ore.

E molto fiero davo appuntamenti a tutti.
"Allora per il bagno ci vediamo alle sei" dicevo alla balia.
"Beh di questo parleremo alle tre e venti" rispondevo a mia madre.
"Potremo giocare al dottore alle quattro e dieci" mormoravo alla bambina coi capelli rossi.

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5 anni o pochi giorni. Autunno II.

IncantevoleNel greto della nostra intimità
a volte le parole si prosciugano
e il fiato non ha via d'uscita
Momenti che si perdono così
un libro aperto quando viene il buio e noi
colpevoli di troppo aridità

E' futile comprendere perché
a volte i pensieri si confondono
e mischiano speranze e realtà
Segnali che si perdono così
un radar pronto quando chiude il cielo e noi
colpevoli di troppa oscurità

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Qui ad Atene noi facciamo così.

Il discorso funebre di PericleQui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

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