Qui ad Atene noi facciamo così.

Il discorso funebre di PericleQui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

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Se anche ci volessero trent’anni.

Gli storici sono divisi, ma la versione più accreditata è questa: fu la sera del 12 marzo 1949, quando G. R. rincasando si accorse di aver perso le chiavi del garage della sua bella casa di via Scalabrini, a Piacenza. Non potendo fare diversamente, parcheggiò l'auto vicino al marciapiede, ed entrò in casa.
L'auto passò la notte in strada, e la cosa fu notata.

Qualche giorno dopo, capitò ad un altro automobilista di lasciare la macchina ferma in strada: si chiamava F. B. e la sua auto all'improvviso si ruppe. F. B. la spinse vicino al marciapiede e andò a cercare un meccanico.
L'auto restò lì ferma molte ore, e la cosa fu notata.

Nei giorni successivi, uno dopo l'altro furono diversi gli automobilisti che per un qualche motivo, a volte anche ragionevole, lasciarono la loro auto parcheggiata in strada, anche per più giorni. La cosa dapprima stupiva alcuni, che non avevano mai visto nulla di simile. Ma poi la gente si abituò al fatto che qualche auto stesse parcheggiata in strada e il numero delle persone che lo facevano continuò ad aumentare.

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Roma fa schifo.

Roma cade a pezzi.

Rutelli e Veltroni, che pure l’hanno governata per quindici anni, non hanno saputo pensare al futuro. Avevano i numeri e il consenso per farlo, per innovare lasciando il segno, per sperimentare, per rischiare, perfino per permettersi di sbagliare, ma si sono limitati ad amministrare. Che non è poco, ma neanche abbastanza. Hanno consegnato la città a un centrodestra impreparato e inadeguato.

Chi vive a Roma osserva giorno dopo giorno il suo progressivo disfacimento, l’invasione dei pullman turistici, la sporcizia che si accumula, l’abbandono dei parchi, la moltiplicazione dei cartelloni pubblicitari. Per la prima volta nella sua storia, a metà anno il comune è ancora senza un bilancio di previsione: può solo gestire l’ordinaria amministrazione. Le casse sono vuote, si tagliano i servizi per gli anziani, non si aprono nuove scuole. Il degrado materiale della città ha cominciato a intaccare il tessuto sociale.

Roma cade a pezzi, specchio fedele del paese di cui è capitale.

Giovanni De Mauro, Internazionale

Care pirla, cari pirla.

Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all’ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti.

Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente.

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eppur si muove

si muovono le gambe, si muovono le braccia
si muovono le teste, si muovono le idee
CCCP fa musica per accompagnare
questo movimento

qualcuno zoppica, qualcuno va di fretta
o si ferma per guardare intorno
CCCP non fa musica per parate o processioni
fa musica da ballo

si può ballare da soli
in due, in tre, quattro, dieci…
se si balla in tanti meglio essere scoordinati
(attenti ai maestri di ballo)

la musica dei CCCP si può
ballare dappertutto
ma non in discoteca
(c'é un limite a tutto)

il tempo si perde, si trova, si allunga, si accorcia
si accumula, si divide, si guadagna, si perde
non c'é altro da fare
che perdersi nel proprio tempo

con intelligenza

Verba Manent

Non sono un liberatore, perché i liberatori non esistono. Le persone si liberano da sole.

    — Ernesto Che Guevara